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MITE - Rocksound

“Mite” contiene canzoni in bilico tra rock e pop, dirette e immediate. In alcuni casi sfiorano territori vicini al punk rock, quasi in stile Ramones, magari più addolcito e riarrangiato, ma la base di partenza e quella. Niente di eccessivamente nuovo, ma divertente…

Fabrizio “Panna” Panarese

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Paperblog.com

La gran parte del lavoro, a parer mio, suona però come "già sentito"; in alcuni brani somiglia ad una sorta di "Guccini arrabbiato", in altri prende a prestito sonorità di un certo indie-rock americano. Non deve sembrare una stroncatura del disco, comunque interessante, né dell'artista, le mie sono solo impressioni da ascoltatore (in questo aiutato da più di 40 anni di esperienza!). Ho sempre grande rispetto per chi fa musica a tutti i livelli...Ho cercato di lasciare da parte i miei gusti ed essere il più oggettivo possibile, ascoltando più volte l'intero album... il risultato però non cambia: un disco interessante, ben realizzato e con qualche spunto degno di nota (il brano che preferisco è l'ultimo "Resistenza Passiva"... ma si tratta ancora di gusti personali) che però, in generale, regala poche emozioni.

Silvano Debenedetti

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Musicamag.com

Detto questo, non vanno trascurate le reali doti creative di Sanchioni. I testi sono per lo più interessanti ed efficaci, spesso ironici, incisivi. Anche dal punto di vista musicale, composizioni ed arrangiamenti rivelano una certa ricerca, ed una band di musicisti competente ed affiatata. Molto interessanti per esempio l'avvio della prima traccia "Gli intellettuali non salveranno il mondo"giocato su un violino "arrabbiato", e sapienti, volute dissonanze, nonché l'uso originale di chitarra elettrica, percussioni e "suoni quotidiani" inseriti in diversi pezzi. Tutto sommato un lavoro in cui si riscontrano ben poche pecche. Sono occasioni come questa, quelle in cui vien da pensare a come, nel giro di relativamente pochi anni (una ventina o poco più) le difficoltà ed i problemi dei musicisti che vogliono far conoscere la propria opera si siano trasformati quasi capovolgendosi. Un tempo era la difficoltà oggettiva a raggiungere il pubblico e riuscire a far sentire il proprio lavoro ad ostacolare chi si cimentava nella creazione musicale. Oggi, al contrario, è la quasi eccessiva facilità di diffusione data dal web, a generare un "mare magnum" di produzioni musicali che ha travolto il potenziale uditorio. Ingoiando, sommergendo, ed infine livellando un po' tutto e tutti. Facendo sì che lavori pur di buon livello come questo finiscano per confondersi in un non meglio identificato "già sentito". Per questo motivo consigliamo sempre - e nel caso di autori con ottime potenzialità come Marco Sanchioni - un ulteriore sforzo di originalità per arrivare a distinguersi dalla massa.

Maurizia Vaglio

10 ANNI DOPO - ROCKIT.it di Faustiko Murizzi

Purtroppo queste 13 tracce non fanno breccia neppure un po' nella mia sfera emozionale. E pensare che l'apertura sembrava anche promettente, quantomeno a livello musicale: "L'idea di te" è di chiara ispirazione springsteeniana, ma non si allontana neppure un pochino da quello standard (quantomeno non viene declinato in modalità Ligabue). Con "L'ultimo happy hour" si tenta il rilancio, andando a pescare sonorità e strutture che rimandano ai Social Distortion - e fin qui la voglia di continuare nell'ascolto non viene intaccata. Dalla successiva "Dani sulla luna" inizia invece il tracollo: se gli accordi iniziali di mandolino potrebbero far illudere di avere di fronte qualche intuizione dalle parti di "Losing my religion", lo svolgimento è invece didascalico. Proprio come succede col resto delle altre canzoni, tutte afflitte principalmente da due problemi: gli arrangiamenti e le liriche.

Relativamente agli arrangiamenti ci sembrano davvero pochi i momenti degni di nota: è evidente che le chitarre ricoprano un ruolo preponderante, ma riescono a graffiare davvero solo in rari casi ("Potrei vergorgnarmi"), mentre quando è il turno di ballate e mid-tempo non vi è il benchè minimo sussulto. A ciò unite una notevole debolezza a livello vocale, fin troppo evidente proprio quando le 6 corde vengono messe ai margini. Altro elemento su cui passare con la mannaia sono le liriche a cui facevamo riferimento; manca la poetica - o quantomeno il (buon) gusto - nel raccontare le storie senza sembrare così elementari. Su tutte valga "Comunista con la pancia piena", dove il nobile tentativo di scrivere una canzone per sfatare un vecchio mito tutto italiano ("Non capisco perchè le idee che ho debbano corrispondere a povertà"), affoga a causa di un approccio alla materia per certi versi banale ("Mi lavo la coscienza con un soldo al lavavetri"). Probabilmente lo stile di scrittura di Sanchioni tende ad una visione tipicamente neorealista, ma ciò non basta a riconsiderare i suoi testi nel complesso poco incisivi.

In conclusione "10 anni dopo" rimane una raccolta di brani che potrà di certo piacere agli appassionati dei lavori dei fratelli Severini, ma a noi pare veramente poca cosa per un'artista che 2 lustri fa realizzò un album valutato come Primascelta.

La pace elettrica - Fra Guccini e il West

Recensione dalla rivista “Classic rock”

“Di che dovrei parlare, se non di me”, si domanda Marco Sanchioni all’inizio di Canzone dei miei silenzi, l’ultima perla di LA PACE ELETTRICA. A cinque anni da DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO, questo splendido cinquantenne torna con un’altra autoproduzione e riscodella sul piatto la sempre aperta questione: perché oggigiorno i dischi più interessanti sono autoprodotti? Dove sono i discografici veri, in questo deprimente panorama popolato da piazzisti di saponette? Coprodotto da Marco e Alessandro Castriota, LA PACE ELETTRICA è annunciato da una suggestiva copertina che mi ha fatto pensare al famoso scatto usato per WEIRD NIGHTMARE (il tributo alla musica di MIngus realizzato nel 1992 da Hall Wilner).  L’opener L’alternativo è conformista è solo in apparenza ingannevole: potrebbe appartenere ad un Guccini 2.0, e la cosa fa sorridere perché proprio in questi giorni abbiamo ascoltato un inutile tributo alle canzoni del modenese.

Ecco, nuovi Guccini ci sono eccome, ma vanno cercati dove nessuno guarda. Ma questa prepotente vocazione cantautorale, come il musicista marchigiano ci ha da tempo abituato, si sposa con naturalezza con una genuina vena punk e così a partire da La felicità non può attendere Sanchioni s’infila nei panni che gli stanno più comodi, quelli fascinosamente stazzonati di un Bob Mould nostrano, rimettendo in scena il suo furioso cantautorato punk fatto di saturi suoni elettrici e dolci distorsioni alla Husker du, al servizio di liriche mai banali se non addirittura illuminanti. Con quella sua adorabile erre francese, la voce di Marco s’è fatta ancora più matura e autorevole e, nonostante sia il risultato di canzoni dalla gestazione spesso lunghissima (le session di Qualcosa che non ho risalgono al 2013, quelle di Giovedì grasso al 2016, quelle di Chiuso in casa addirittura al 2005), LA PACE ELETTRICA scorre omogeneo, coerente, musicalmente coeso e poeticamente denso. Esattamente l’opposto di ciò che il mainstream italiano ama proporre oggi.

Marco Sanchioni: un artista che per imporre l’attenzione non ha né voglia ne bisogno di urlare. Ma che  non tace nulla. Come lo sentiamo cantare in Presenza “per ogni colpo subito, ogni rabbia implosa, ogni amarezza, ogni frustrazione, ogni delusione… Mi ritiro nell’ombra, rilasso il cuore, accendo un lume, la mia presenza risplende lieve… e tace” Essenziale.

Maurizio Becker

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Ventonuovo.eu

La mia voglia di scrivere nasce dall’urgenza e la necessità di mettere nero su bianco le inquietudini, la rabbia, così come la bellezza e la gioia di esserci. E’ forse per questo motivo che considero le canzoni come una terapia, uno scavare dentro, un po’ come ripulire l’interno di una cisterna con tutte le sue incrostazioni, decantare mostri e fantasmi interiori per poi rivederli impressi nelle parole.
Parole, quelle di alcune canzoni di questo nuovo album, che ho scoperto solo più tardi molto cruenti, forti e penetranti, al punto da farmi quasi paura da solo, riascoltate in momenti diversi rispetto quei giorni in cui le
avevo scritte”.
Titoli significativi come “Sopravvivere vivendo” e “Gli intellettuali non salveranno il mondo” dalla forte spinta Rock mettono in evidenza il valore di questo artista nato a Fano (Pu) nel 1969 con alle spalle anche una militanza in gioventù negli A number two, band con cui pubblicherà due demo e persino un mini album per l’etichetta romana High Rise.
In seguito farà parte per un breve periodo anche degli Ossi, una bizzarra band di folk irlandese di Urbino, dove per circa un anno giocherà il ruolo di percussionista.
Da allora diverse esperienze anche molto importanti (il suo primo cd “Mite” vede la collaborazione di Franco Caforio, fondatore dei Death SS ed in seguito membro dei Litfiba e della band di Piero Pelù).
“Dolcemente gridando sul mondo” è un disco in cui convivono l’anima Rock (“Il potere è adesso”) e quella più sensibile (“Canzone per me”) di Marco Sanchioni, che mettono in luce il talento naturale di questo autore che fa un uso massiccio della chitarra (a volte granitica e talvolta gentile) e che a tratti ricorda il grande Francesco Guccini ma anche Giorgio Canali(ex C.S.I. e P.G.R.).
Insomma in breve un perfetto mix di Pop e Grunge per pura estasi sonora…
Un’immediatezza che trae origine dal Punk anni settanta e dalla canzone d’autore che ha nella semplicità il suo punto di forza.

Marco Vittoria