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DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Undergroundzinewebzine.weebly.com

“Gli intellettuali non salveranno il mondo”, “Il mio girotondo” , “Bimbi di pietra”, “Canzone per me”, “Il potere è adesso” e “Sopravvivere vivendo” sono canzoni che segnano il passo di questo album e che indicano la strada percorsa da Marco. Come vi dico da parecchio fate vostro il cd per poter meglio apprezzare i suoni e le melodie composte da Marco.

Molto curata la post produzione, gli arrangiamenti e le orchestrazioni. Purtroppo a parer mio la pecca è che il rimando con Guccini è abbastanza immediato, sia per le tematiche che per il metodo di espressione e persino per la lieve imperfezione di pronuncia con la erre moscia molto simile al cantautore bolognese, il che credo sia una “croce e delizia” per Marco, perché certamente glielo avranno già fatto presente e sicuramente la cosa ha avuto delle ripercussioni sia nel bene che nel male nella sua carriera.

Concludo questa mia consigliando principalmente questo lavoro a chi è appassionato della musica d’autore italiana con testi impegnati e con spessore. A Sanchioni non mi resta solo che augurargli di proseguire in questo modo, sperando che le nuove composizioni si distacchino leggermente come attitudine da Guccini e dal “cantautorato” di fine anni ’70 ed ’80.

Alessandro Schumperlin

La pace elettrica - sotterraneipop.blogspot.com

Come oramai ci ha abituato da anni, Marco Sanchioni pubblica un nuovo disco quando meno te lo aspetti. Appare e scompare a distanza di anni rilasciando una manciata di canzoni raccolte nel periodo di decantazione che può variare dai due ai dieci anni senza preoccuparsi più di tanto di finire nel dimenticatoio. Il successo così come la frenesia di essere sul mercato non è la sua priorità e, forse proprio per questo, finisce sempre con l’essere ascoltato con l’attenzione che merita.
Dal primo demo su cassetta, successivo all’esperienza di culto con The A Number Two, a questo nuovo album sono trascorsi ben 27 anni, durante i quali sono arrivati a noi quattro demotape (tre su cassetta ed uno su cd) e quattro album, più svariate partecipazioni a compilations che ne hanno definito lo stile di cantautore punk per via delle accelerazioni grintose che molti suoi brani presentano.
Non fa eccezione “La Pace Elettrica” che ripropone i canoni conosciuti del Sanchioni autore, in dodici brani che appaiono ai ripetuti ascolti, meglio messi a fuoco che in precedenza, pur non discostandosi molto da quelli pubblicati pima d’ora. Le influenze principali di Marchio Sanchioni sono ancora ben più evidenti che in passato, con Guccini che apre le danze con “L’alternativo è conformista” una sorta di Avvelenata aggiornata ai tempi dei Social, e gli Hüsker Dü che dalla successiva “la felicità non può più attendere” emergono prepotentemente in più di un’occasione.
Il suono rock chitarristico che richiama i Pixies lo troviamo in brani come “Pianeta meraviglioso”, mentre gli amati R.E.M. e Beatles sono meno presenti che in passato, sebbene i secondi guidano in realtà tutto l’impianto melodico del disco che come al solito poggia sui testi di pregevole fattura che spaziano tra l’intimismo delle esperienze personali ed una visione più globale nell’osservazione dell’universo che lo circonda.
Tra una ballata folk (“Amore sporco”) e spruzzi di punk (“Meglio il giullare del Re”) la prima parte del disco viene chiuso dal singolo “Chiuso in casa” che aveva anticipato l’album e che rappresenta forse la cosa più “radiofonica” mai prodotta dal Nostro seppure racconti una storia di auto esclusione dal mondo con il protagonista che vive le sue relazioni sociali chiuso in casa in una sorta di gabbia in cui la sua mente lo imprigiona. Sinceramente il brano sembra un po’ avulso dal contesto sonoro del disco, se non si conoscessero le influenze citate in precedenza e che danno un senso alla composizione dell’album.
Tra i brani più riusciti da citare anche “Qualcosa che non ho” e “Giovedì grasso” il brano che cita i R.E.M. raccontando una scanzonata giornata carnevalesca a scuola che suona come una filastrocca e che potrebbe funzionare benissimo come successivo singolo di traino al disco.
La parte finale del disco riporta le atmosfere del disco sul piano cantautorale e che poggia sulla lunga e dolente “Canzone dei miei silenzi” come sempre il brano più personale dell’autore che come nei capitoli precedenti chiude il disco facendo il punto sugli anni trascorsi da una prova all’altra.
In definitiva “La Pace Elettrica” appare essere il lavoro meglio messo a fuoco da Marco Sanchioni in una carriera oramai trentennale vissuta con onestà cercando di dire qualcosa piuttosto che cercare di “arrivare” ad un successo magari effimero e poco adatto al suo essere un cantautore un po’ atipico.

Eliseno Sposato

sotterraneipop.blogspot.com

La pace elettrica - musicmap.it

Marco Sanchioni ritorna sulla scena dopo cinque anni con un nuovo album intitolato “La pace elettrica”, e con una caratteristica essenziale che distingue il cantautore da tutti i suoi colleghi: la voglia di dire qualcosa quando c'è bisogno, di suonare veramente e sacrificarsi per dare vita ad un prodotto elegante, umile ma pieno di ispirazione. Il disco scorre molto velocemente, quasi impercettibile per certi versi, grazie anche ad una poetica che non appesantisce ma che va diritta al punto, senza fermarsi più di tanto e senza perdersi in fronzoli. “La pace elettrica” è una grande ispirazione, arrivata chissà da dove e materializzatasi in una chitarra elettrica, una acustica ed una penna che riesce a sprigionare poesia e bellezza. Tra i brani che riescono più a colpirti e ferirti dentro (senza farti male, per fortuna) troviamo sicuramente “Amore sporco”, un pezzo che sembra esser quasi un gioiello incastonato nel disco e che riesce a superare di gran lunga almeno un migliaio di brani in classifica. Ballad dolce, raffinata, piena di sentimento e cupa al punto giusto per il perfetto mix di malinconia domenicale (e non solo). L'altra faccia della medaglia del disco (quella più grezza ed elettronica) è formata da brani come ''Fossili'', anch'essa una delle tracce più belle del disco, che riesce a dare all'intera riproduzione un valore aggiunto per l'ascoltatore. In sostanza Marco Sanchioni sa come distinguersi e come trovare la propria dimensione, soprattutto adesso, nella fase matura della sua carriera. Quando tutto il resto del mondo si sgretola in banalità e musica commerciale, Marco Sanchioni riesce ad andare oltre, resiste, persiste e vince. (Domenico Carbonaro)

musicmap.it

 

La pace elettrica - weloveradiorock.com

La prima volta che sentii nominare Marco Sanchioni fu grazie a una delle gloriose compilation che il Mucchio Extra allegava alle uscite trimestrali: interpretava Non è Francesca in un tributo a Lucio Battisti, circa 15 anni fa. Si era in epoca pre-social (o, quantomeno, non ne eravamo ancora così dipendenti), avevo già scordato i trascorsi radiofonici e non scrivevo di musica: c’erano tutte le condizioni perché mi scordassi di questo cantautore marchigiano.
Ma la rete consente di scovare l’impossibile e il tubo mi forniva ulteriori testimonianze, a comprovare una carriera iniziata nel 1986, anno in cui esordiva con un gruppo d’ispirazione indie, guardando sia agli U.S.A. che alla Terra d’Albione. Lasciata da parte l’esperienza con gli A Number Two e abbracciata l’idea di esprimersi in italiano, le fasi successive lo vedono transitare dal folk della formazione urbinate Gli Ossi alla definitiva veste solista, distillando lungo il percorso varie pubblicazioni di demo, ep e ben tre album.
Superata la soglia dei 50 anni, Sanchioni ha pensato di far confluire tutte le sue anime musicali in un nuovo album, non a caso intitolato “La Pace Elettrica”, quasi a sancire il dualismo tra un rock che non ha nulla da invidiare ai modelli ispirativi e ballate acustiche d’impronta cantautorale.
Inaugurato da L’Alternativo è Conformista, un brano gucciniano (certo in virtù di una certa somiglianza vocale, accresciuta dalla caratteristica pronuncia della lettera r, ma anche a livello testuale e musicale), l’album sterza subito verso La Felicità Non Può Attendere, canzone che rimanda inevitabilmente al canone di Bob Mould per quanto attiene all’atteggiamento nei confronti di un certo modo di proporre rock and roll a metà strada tra punk e pop, ma non si pensi che si tratti di pedissequa riproposizione: Marco è un autore personale anche se non nasconde le influenze.
Ed è questo, come si diceva, il leitmotiv di un disco davvero riuscito, incorniciato da una bella copertina, curato nella grafica (è allegato un libretto che riporta i testi, ed è un bene perché sono molto interessanti).
Rock d’autore (Pianeta MeravigliosoFossili e Qualcosa Che Non Ho, nella quale suonano il bassista Valerio De Angelis e Luca Bacelli al violoncello, cui si affianca la viola di Luca Nicolini), ballate acustiche, o quasi (Amore SporcoChiuso In CasaPresenza, caratterizzata da un finale acido in odor di psichedelia), incroci tra R.E.M. e Hüsker Dü (Meglio Il Giullare Del ReGiovedì Grasso), il tono declamatorio de La Terra Trema, tutta giocata sulle chitarre di Sanchioni e Simone Cardinetti (che si occupa di tutte le parti soliste), la chiusura affidata a Canzone Dei Miei Silenzi, spolverata dal piano di Alessandro Castriota, che va ad aggiungersi agli onnipresenti Diego Romagnoli (batteria)e Alessio“Vinz”Vincenzetti (basso).
Lasciatevi coinvolgere da queste canzoni sincere e limpide, che raccontano storie nelle quali possiamo identificarci o che suscitano ricordi vissuti di riflesso. E visto che è appena passato, come non sentire risuonare “dentro” le parole di Giovedì Grasso:

“Luigi aveva un sospetto,
il Pirandello reietto:
le mascherine non sono fantasia,
ma medicine per l’anestesia.
E mascherarsi quant’è reale,
il mondo è solo un grande Carnevale”.

Ma Sanchioni non si nasconde, non cede al rito della maschera: fa la sua musica, tiene concerti molto apprezzati, scrive testi intelligenti. Gran bel disco.

Massimo Perolini

weloveradiorock.com

La pace elettrica - IndiePerCui

Suoni cantautorali che si fondono con una matrice rock e intessono trame che parlano di attualità, di mondo vissuto, di esigenza sempre costante di raccontare un ambiente in decadenza, un ambiente che ci riguarda e ci rende partecipi di una vita in divenire che non riusciamo a controllare. Il disco di Marco Sanchioni racchiude al proprio interno un’esigenza di mettere in musica sensazioni che inevitabilmente parlano di questa nostra quotidianità. Il voler apparire ad ogni costo, l’essere il re del social anche quando non serve, un tempo che cambia con noi, un tempo che cambia con l’essere umano, ma che in qualche modo non riusciamo a controllare che non riusciamo a far nostro, alle prese sempre con ciò che non saremo mai. La pace elettrica è un disco eterogeneo, un album che mescola diversi stili per immortalare canzoni che sono l’emblema unico di questo nostro tempo.

Marco Zorzan

Per IndiePerCui

MITE - Il Mucchio Selvaggio

Canzoni piene di spigoli, ma anche di brillanti melodie, che lasciano affiorare il mai sopito amore per certo punk "evoluto" (Husker Du in primis) e che comunicano attraverso testi in italiano, spesso in rima e spesso con malinconica ironia, una profondità e una ricchezza interiore davvero notevoli. Non credo di peccare di partigianeria affermando che Marco Sanchioni ha uno stile originale e che sa scrivere cose splendide…

Federico Guglielmi